In questi giorni il Parlamento Lituano ha deciso di mettere al bando i simboli comunisti, rendendoli quindi illegali al pari dei simboli nazi-fascisti.
Questa decisione vorrei tanto fosse presa da tutti i Parlamenti Europei, con la speranza che possa essere recepita anche in un futuro molto prossimo anche nei Paesi extra-comunitari!
E questo mio desiderio non è dettato da sentimenti fascisti o anti-comunisti, ma dal desiderio che siano illegali tutti quei simboli per i quali nel Mondo ci sono stati milioni di morti nel secolo scorso, e che in molte parti del Mondo continuano a portare povertà e repressione!
In Italia la Costituzione vieta l’apologia del fascismo (XII disposizione transitoria e finale, comma primo), ed è sicuramente un atto dovuto visto quello che è successo nel nostro Paese; ma anche se in Italia il vero comunismo, per nostra fortuna, non è mai arrivato non dovrebbe essere da scusante per non vietarne l’apologia! Uno Stato civile e democratico dovrebbe vietare ogni atto che ricordi la triste storia dell’Umanità vissuta nel secolo scorso, che sia da monito affinchè non ci siano più tali sofferenze e abusi per la popolazione mondiale!
E mi permetto già di dire a chi farà critica a queste mi affermazioni, di andare a visitare, come ho avuto al fortuna di fare io, la Russia, la Polonia, i paesi non mete turistiche di Ungheria e ex-Jugoslavia; fate un giro serio in questi Paesi e poi ne riparliamo!
Voglio concludere riportando un articolo pubblicato in data odierna sul sito web de “Il Giornale” scritto dallo storico Giordano Bruno Guerri, buona lettura e buona riflessione.
Falce e martello come la svastica
La decisione del Parlamento lituano di mettere al bando falce, martello e stella rossa non è né «triste» né «offensiva», come ha dichiarato Liudmila Alexeieva, responsabile moscovita del gruppo di Helsinki per i diritti umani. Il piccolo Paese baltico, annesso militarmente all’Unione Sovietica nel 1940, per quasi mezzo secolo è stato sottoposto al dominio russo e comunista senza essere né russo né comunista. La classe dirigente venne estromessa, perseguitata e sostituita con funzionari di partito; gli oppositori subirono tutta la sequenza dell’oppressione staliniana, incarcerati, spediti nei gulag, uccisi. Il popolo subì tutti i danni della collettivizzazione forzata, della burocrazia centralizzata, della totale mancanza di libertà. «Eravamo uno Stato totalitario, autoritario, ma non fascista», ha aggiunto la Alexeieva, seguita da parte della stampa russa: trascurando di ricordare che il comunismo ha provocato, nel mondo, centinaia di milioni di morti. A partire da quello sovietico.
Certo, i lituani – come gli altri popoli che ebbero uguale sorte – non hanno mai dimenticato i tre feroci anni di occupazione nazista (1941-44), che fra l’altro portarono allo sterminio di duecentomila ebrei locali. Ma è significativo che oggi mettano sullo stesso piano svastica, falce e martello: anche se pure da noi c’è chi può fare fatica a capirlo. In Italia abbiamo avuto il più potente Partito comunista dell’Occidente, che però non è mai riuscito ad arrivare al potere, o alla dittatura, grazie non tanto alle virtù della nostra democrazia quanto al patto di Yalta, che nel 1945 ci destinò al mondo libero. Da noi, dunque, la falce e il martello non sono stati percepiti come simbolo di distruzione e di violenza tanto più cieca quanto lucida, come quella nazista.
In Italia la memoria storica e collettiva di chi ancora crede nel marxismo, o se ne è distaccato da poco, è legata alle giuste lotte e ai sogni ottocenteschi di riscatto delle classi più povere; poi, falliti i tentativi insurrezionali del primo dopoguerra, il partito di Gramsci fu quello stroncato con la forza dal fascismo, e che contro il fascismo risorse vent’anni dopo. Oggi sappiamo che la Resistenza commise, oltre che subire, ferocie inaccettabili. E che moltissimi – troppi – partigiani aspiravano a fare dell’Italia un paradiso dell’Internazionale. I più non sapevano e non potevano sapere cosa ciò avrebbe significato: una dittatura che avrebbe portato miseria e isolamento, come negli altri Paesi satelliti dell’Unione Sovietica. Avendo avuto la fortuna – per loro e per tutti – di non arrivare al potere, i comunisti nostrani hanno potuto continuare a considerarsi i salvifici paladini degli umili, emendati dalle responsabilità storiche del comunismo sovietico per via di “strappi” sempre troppo parziali e tardivi: dopo Budapest nel 1956, dopo Praga nel 1968.
Per tutti questi motivi è impensabile che da noi si segua l’esempio lituano, mettendo sullo stesso piano la croce uncinata e la falce con il martello. Non si dica, però, che i lituani hanno torto.
25 Giugno 2008 alle 11:41 |
Sono contrario.
Sai quanti morti hanno fatto i vari governi liberali tra l’800 e il 900?
La Storia non si fa contando i morti…se seguiamo questa strada allora aboliamo il simbolo del Partito Repubblicano statunitense…sai quanti morti HA CAUSATO l’amministrazione Bush?
Ti invito nel mio blog
http://www.michelepisano.ilcannocchiale.it